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Lettera Aperta a Josefa Idem

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La battaglia per la Visibilità di Atlet* Gay e Lesbiche è ESSENZIALE, altro che “lotta alla Don Chisciotte”

ciao Josefa,

sono Bruno Moroni, delegato della Segreteria Nazionale Arcigay per la Visibilità e il Coming Out e Vicepresidente di Arcigay Frida Byron Ravenna.

Ti scrivo perché ho letto solo ora questa tua recente dichiarazione su Vanity Fair:

Io sono favorevole ai matrimoni omosessuali – ha proseguito la Idem nella sua arringa su valori ed etica – ma, vede, io non chiederei mai a un mio collega di sacrificare le entrate della sua carriera da sportivo, per fare questa lotta alla Don Chisciotte. Perché avere una sponsorizzazione significa un guadagno e delle regole di immagine ben precise”.

Siamo contentissim* di sentire che sei favorevole ai Matrimoni Omosessuali e se non l’hai ancora fatto, ti invitiamo a rispondere al nuovo questionario rivolto ai/alle candidat* di queste elezioni (http://temposcaduto.com/).

Vorrei capire se intendi estendere l’esistente legge sul matrimonio anche alle coppie Omosessuali o se vorresti una nuova legge ad hoc per loro.

Considera che alla comunità LGBTI (Lesbica, Gay, Bisessuale, Transgender, Intersessuale) non piace molto l’idea che ci sia un matrimonio per Eterosessuali e uno per Omosessuali: ci ricorda troppo le fontane per i bianchi e le fontane per i neri o i posti distinti sugli autobus!

Ma la questione che più mi sta a cuore – visto che ho l’onore e l’onere di una delega nazionale – è il Coming Out degli e delle Atlet*.

Mi ha profondamente mortificato la tua equiparazione del Coming Out di un’Atleta alla battaglia folle e inutile di Don Chisciotte contro i mulini a vento.

Ti assicuro che la realtà è proprio l’opposto.

Nei paesi in cui Atlet* e Sportiv* e in generale le Personalità Pubbliche hanno iniziato a fare Coming Out il clima omofobo del paese è diventato meno pesante. 

Per questo motivo quegli stessi Atleti ed Atlete vivono loro stess* meglio senza doversi più nascondere.

Comprendo come chi ha vissuto la propria vita alla luce del sole, non possa rendersi conto di quanto sia umiliante e deprimente il dover nascondersi nel triste buio di una doppia vita, solo per compiacere i pregiudizi che ancora infettano la società.

Le affermazioni che fai sulle “regole di immagine ben precise” sono molto gravi.

Ci stai dicendo che per poter essere sponsorizzati occorre nascondere una parte della propria identità, altrimenti si è esclusi.

Questa è discriminazione nel mondo del lavoro e una legge precisa la vieta in Italia. Vorrei conoscere più in dettaglio le clausole contrattuali di cui parli per capire quanto sono legittime e soprattutto quanto sono socialmente utili, visto che parliamo di società multinazionali che con la loro discriminazione bloccano l’evoluzione sociale di un intero pianeta.

Ti garantisco che questa della Visibilità è tutt’altro che una battaglia contro i mulini a vento: è invece un PASSAGGIO CRUCIALE E OBBLIGATO verso un mondo con meno pregiudizi e discriminazioni.

Sono troppo stanco di leggere storie di adolescenti che si suicidano perché Omosessuali o Transessuali. Fin quando *persino* le Personalità Pubbliche si vergogneranno o dovranno comunque nascondere la propria identità sessuale – nonostante il successo e il prestigio raggiunti – che possibilità di autostima potranno avere le/gli adolescent* LGBTI crudelmente sbeffeggiat* dai compagni di classe?

Ti prego di non usare più la metafora della “battaglia di Don Chisciotte” in riferimento al Coming Out di Atlet* e Personalità
Pubbliche.

Capisco e rispetto il fatto che tu possa non essere informata su queste questioni, ma togliere ogni speranza a questa battaglia con le tue parole, non è per niente d’aiuto.

con grande Stima.

buona vita.

bruno eumeme moroni

 

aggiornamento: dopo aver letto questa lettera, Josefa Idem mi ha telefonato e abbiamo parlato a lungo della questione dell’omofobia degli sponsor.

Secondo lei non è che ti lascino a casa se fai coming out, semplicemente non ti rinnovano più il contratto e rischi la tua carriera sportiva. In questo senso parlava di combattere i mulini a vento.

Ha detto che se fosse stata eletta ci avrebbe dimostrato come fosse dalla parte dei diritti di tutt* – speriamo che ora mantenga la promessa visto che ne ha il potere!

Sulla questione del coming out degli sportivi sono rimasto della mia opinione, e ho recentemente scoperto che la Nike sta cercando degli atleti che abbiano il coraggio di fare coming out per offrirgli un contratto di sponsorizzazione da favola – non lo fanno certo per responsabilità sociale, sanno bene che il ritorno economico in questo momento negli Stati Uniti sarebbe enorme.

Certo è ora che anche nello sport italiano ci siano regole chiare che sanzionano pesantemente qualsiasi forma di discriminazione e razzismo: non so se esista una carta etica dello sport, ma ci auguriamo di averne una simile (o magari migliore) a quella Svizzera:

http://www.swissolympic.ch/it/desktopdefault.aspx/tabid-3920//4958_read-28850/

Primo principio etico nello sport

Adottare lo stesso comportamento nei confronti di ogni persona!

Adottare lo stesso comportamento nei confronti di ogni persona significa che la nazionalità, l’età, il sesso, le preferenze sessuali, l’appartenenza sociale, l’orientamento politico e religioso non sono elementi pregiudizievoli.

Cosa significa concretamente parità di trattamento“ nello sport?

Gli sportivi sono persone di ogni età, provenienza e ceto sociale. Nessuno di questi fattori deve diventare motivo di discriminazione, mobbing, derisione, esclusione, violenza o altri atteggiamenti irresponsabili. Gli obiettivi sportivi sono formulati individualmente, prendendo in considerazione la volontà e la capacità di ognuno ad impegnarsi e a fornire delle prestazioni. In misura ridotta, questo vale pure nello sport di prestazione, dove gli obiettivi personali devono concordare con quelli della federazione. La competenza sociale dei responsabili e la loro capacità a tessere legami fondati sul rispetto favorisce la collegialità e il senso di solidarietà.

Posted on
Thursday, February 14th, 2013
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